19 Ottobre 2017
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Via Francigena

Il percorso della via Francigena attraverso il Valdarno
Un´area di strada, articolata in percorsi e varianti, piuttosto che un unico asse stradale, collegava nei secoli centrali del Medioevo l´Europa centrale con Roma, quando era in uso il più antico termine di via Romea, dal nome di coloro, appunto i Romei, che si dirigevano in pellegrinaggio verso il centro della Cristianità. Nella molteplicità di percorsi, alcuni più di altri hanno assunto valore paradigmatico in quanto meglio documentati dalle testimonianze scritte, forse anche perché più conosciuti, più praticati e più vantaggiosi per i viaggiatori medievali.
Tra questi, l´itinerario assunto come "modello" della via Francigena è quello che fu percorso dall´arcivescovo di Canterbury, Sigerico, nell´ultimo decennio del X secolo, lungo il quale, nel 1154, si mosse l´abate islandese Nikulas e, nel 1191, Filippo Augusto di Francia di ritorno dalla terza crociata e ancora i protagonisti del poema cavalleresco della Chevalerie d´Ogier de Danemarche.

Per l´attraversamento del Valdarno la via Francigena, lasciato il centro ospitaliero di Altopascio, si addentrava nei boschi delle colline delle Cerbaie, unico percorso possibile per evitare le aree umide del padule di Bientina a ovest, e di quello di Fucecchio a est. In posizione baricentrica nelle Cerbaie, Galleno, citato da Filippo Augusto di Francia di ritorno dalla terza crociata (1191), costituiva un punto di appoggio alla strada. Più a sud, il percorso transitava presso i piccoli ospedali di Santa Trinita di Cerbaia (fondato nel XII secolo) e di Malatia, noto dal XIII secolo.
Da questo punto sono distinguibili due direttrici, una più antica che attraversava il fiume Usciana a Cappiano, forse l´Arno Nero citato dall´abate di Thingor (1151-1154) e da Filippo di Francia.
Percorreva poi la pianura, lungo una via che con tutta probabilità traeva origine dalle sistemazioni agrarie centuriate d´età augustea, e non a caso stabilito come confi ne tra le comunità di Fucecchio e Santa Croce. Più tardi, alla fi ne del XIII secolo, tale percorso venne modifi cato sdoppiandolo in due tronchi: uno rettilineo diretto a Fucecchio, l´altro verso il ponte di Rosaiolo sull´Usciana.
In ogni caso, si raggiungeva poi il passo d´Arno controllato dal castello cadolingio di Salamarzana, origine del comune di Fucecchio. Il successivo percorso doveva dirigersi verso l´attuale località Roffia e giungere poi al borgo di Vico Vallari (San Genesio), citato da Sigerico (990-994) e da Filippo Augusto (1191), per poi inoltrarsi nella Valdelsa.
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